KANT: IL BENE E IL MALE NELL’UOMO

L’UOMO È BUONO O È CATTIVO?

Il primo uomo, Adamo, è stato creato da Dio con una disposizione al bene. Ciò dimostra che lo stato originario dell’uomo è quello dell’innocenza e la sua caduta nel peccato, quindi nel male, è solo successiva a questo stato di purezza iniziale. Appare chiaro come il male non possa provenire da noi stessi, ovvero non è una disposizione originaria della nostra natura, in quanto non risiedeva nella natura del primo uomo. Adamo è stato dotato della libertà di scelta, del libero arbitrio, quindi è egli stesso che sceglie di cedere alla tentazione, di cadere nel peccato a causa di un traviamento. Ma attenzione! Il fatto che l’uomo, come ho spiegato, sia stato dotato di una disposizione originaria e naturale al bene, non implica che egli sia buono, in se stesso. Il fatto che sia stato creato per il bene non significa che egli cerca sempre di fare del bene. Egli sarà buono o cattivo solo dopo che avrà SCELTO di accogliere nella sua massima, ovvero nel suo principio supremo che regola ogni sua azione, il dovere. Quindi buoni o cattivi non si nasce, ma ci si diventa per scelta.

Con questa analisi sommaria delle origini bibliche dell’uomo, Kant cerca di farci comprendere come l’uomo sia in grado di scegliere se deve essere, o diventare, buono o cattivo moralmente. È abbastanza logico supporre che se l’uomo è caduto nel male solo per debolezza, allora egli può anche essere in grado di tornare al bene con fermezza e sacrificio. Infatti, nonostante questa caduta, nella nostra anima continua a risuonare sempre il comando morale: “dobbiamo diventare migliori”. Il filosofo tedesco attribuisce molto valore alla capacità umana del libero arbitrio. Ma perché l’uomo è libero di scegliere tra il bene e il male? La risposta è semplice. Perché se l’uomo non avesse la facoltà di scegliere tra il bene e il male morali, allora non si macchierebbe mai di nessuna colpa e non sarebbe mai moralmente buono o moralmente cattivo. Per rendere ancora più comprensibile questo passaggio kantiano sulla libertà di scelta, cito un autore che lo stesso filosofo prende ad esempio per chiarire meglio il libero arbitrio donato all’uomo da Dio. Erasmo da Rotterdam sosteneva, con molta acutezza, che se Dio ha donato le leggi all’uomo, allora ha donato a lui anche la possibilità di scegliere di seguirle o di trasgredirle. Se ci pensiamo bene, nella massima ormai divenuta popolare “le leggi sono fatte per essere trasgredite” c’è del vero. Secondo voi se Dio avesse voluto farci agire solo bene o solo male avrebbe mai consegnato a Mosè i comandamenti da rispettare? Direi che egli avrebbe potuto far agire l’umanità necessariamente, ovvero senza libero arbitrio.

LA DISPOSIZIONE INNATA E ORIGINARIA DELL’UOMO AL BENE

L’uomo è disposto naturalmente al bene attraverso tre diversi gradi:

- La sua disposizione all’animalità

- La sua disposizione all’umanità

- La sua disposizione alla personalità

La disposizione all’animalità nell’uomo indica il suo amore immediato e istintivo verso se stesso, verso la sua persona in quanto tale, senza dover ricorrere all’uso della ragione. Questa disposizione porta alla nostra conservazione, alla propagazione della specie attraverso l’istinto sessuale e al rapporto con gli altri. Tutto questo può condurre alla lussuria e al disprezzo delle leggi.

La disposizione all’umanità indica, invece, un amore di sé che, a differenza della precedente forma, richiede la ragione per poter mettere l’uomo in relazione con gli altri uomini. In questo caso particolare, l’uomo si giudica felice o infelice solo paragonando il suo benessere con le condizioni in cui versano gli altri. Egli non vuole concedere a nessuno la supremazia su di lui. Questo porta al desiderio di sottomettere tutti gli altri, il che sconfina nella gelosia e nella rivalità. Questi vizi non provengono dalla natura dell’uomo ma dal suo timore che gli altri possano acquistare una superiorità su di lui. Ciò significa che la superiorità sugli altri diventa un mezzo precauzionale.

La disposizione alla personalità risiede, invece, nel rispettare profondamente la legge morale, ovvero il comando supremo che ordina all’uomo di agire non in vista di uno scopo, ma solo perché lo DEVE fare.

TENDENZA AL MALE DELL’UOMO

Per iniziare al meglio questo paragrafo, bisogna pur rendere esplicito il significato che la parola tendenza assume in questo discorso kantiano sul male. Abbiamo visto precedentemente che il bene è una disposizione naturale presente nell’essere umano, ma allora cosa significa che il male è una tendenza? La tendenza è semplicemente una predisposizione a desiderare un godimento, che produce, a sua volta, una inclinazione verso quella cosa, che penso potrebbe arrecarmi godimento, non appena ne faccio esperienza. Quindi tendere a qualcosa non significa ancora aver provato l’effetto di quella cosa a cui miro, ma ne rimango attratto pur non conoscendola. Aggiunge Kant che la tendenza, quindi, non è un atto, ma un qualcosa che viene prima.

Compiere il male significa scegliere di allontanarsi dalla massima suprema della legge morale, il dovere. Ciò accade a causa di tre debolezze imputabili alla natura umana:

- Fragilità, ovvero la debolezza dell’uomo di mettere in pratica le buone massime

- Impurità, ovvero la tendenza di mescolare moventi immorali con moventi morali

- Corruzione, ovvero la tendenza di adottare e seguire delle massime cattive

L’uomo fragile accetta la legge buona ma non riesce poi a metterla in pratica.

L’uomo impuro, invece, agisce conformemente al dovere ma non esclusivamente per dovere, bensì per raggiungere degli scopi ben precisi.

L’uomo corrotto, infine, tende, anzitutto, a perseguire i propri scopi, mettendo da parte la legge morale.

Queste debolezze dell’essere umano chiarificano alla perfezione tutto il pensiero di Kant. L’essere umano, questo Kant lo tiene sempre presente, è legato non solo alla ragione, ma anche ai sensi. Ciò significa che l’uomo agisce spesso basandosi sulla sensibilità, invece di agire per il puro dovere della legge morale. Tuttavia egli, in molti casi, non si rende conto di questo e finisce per compiere azioni buone solo esternamente, perché conformi alla legge morale, ma mosse da un desiderio legato ai sensi e volte ad un fine non morale ma sensibile. Quindi l’uomo agisce inizialmente in buona fede, ma poi la sua fragilità non gli permette di mettere in pratica i suoi buoni propositi, la sua impurità lo porta a confondere i moventi giusti con quelli sbagliati e quindi arriva a realizzare un’azione conforme alla legge morale, ma che non deriva direttamente da essa. Io posso anche compiere un atto conforme alla legge, ma posso benissimo assumere come movente delle mie azioni un movente estraneo da quella legge a cui tanto mi ispiro. Il bugiardo che torna a dire la verità per riacquistare l’onore perduto, secondo voi, compie una buona azione? E il disonesto che torna ad essere onesto per ritrovare la quiete? In conclusione, ricapitolando il problema, l’amore di se stesso, assunto come principio di tutte le nostre massime è la sorgente del male.

Il male è quindi un qualcosa di strettamente legato alla natura umana, una tendenza alla trasgressione, mentre il bene, come ho accennato sopra, è una vera e propria disposizione naturale dell’essere umano. Appare chiaro come l’uomo sia sempre consapevole della legge morale, buona perché basata sul dovere, ma, tuttavia, egli decide spesso di allontanarsi da tale legge suprema. È quindi una tendenza moralmente cattiva che possiamo tranquillamente imputare all’uomo. Poiché l’uomo agisce liberamente, la tendenza al male, riguardando le sue scelte morali, deve poter essere a lui imputata come una colpa, in quanto egli vi cede.

UN AMORE ETERNO

Una vita di domande che attanagliavano le membra del bambino e che ancora assillano i pensieri di un ormai maturo Francesco. A volte mi chiedo se tutto quel riflettere su argomenti metafisici ed utopici abbia mai dato dei frutti succosi; la mia risposta è no. Ma come sarebbe stata un’adolescenza senza il rispetto per la mia diversità? Non posso rispondere, ma è facile comprendere che la vita scorre ininterrottamente nelle diverse arterie di ognuno di noi; fluisce in modo tortuoso in ogni individuo dotato di senno. La fortuna fu quella di avere il mio amico Giacomo al mio fianco, un tipo strambo anch’egli; talmente calmo da sfiorare l’apparenza della quiete interiore. Un sognatore come me, uno di quelli che si illudono di aver trovato una quadratura al cerchio e poi si accorgono che è solo la sua mera circonferenza. Ma poi arriva lei, la mia Lei. Rebecca mi appare sui banchi di scuola come nei telefilm di Giacomo; bella, sfuggente ed intrigante. Il mio pessimismo viene distrutto da una forza irrazionale che ancora non conosco; risulta spazzato via come del frumento nel vento. Poi c’è il silenzio: un buio nel quale brancolo attraverso la flebile speranza di giungere alla luce. Ma quando il barlume sembra inaccessibile, ecco che discerno un tramonto tinto di rosso. La linea che mi separava dalla sua anima si frantuma in mille segmenti; ora smetto di ottenerla e comincio ad amarla. Il destino baro mi ha portato prima alla sofferenza, poi alla felicità. Lestamente mi innamoro di un’altra musa inenarrabile: il potere del cinematografo. Per anni vedo film e non noto nulla; per secoli guardo senza vedere ed osservo senza afferrare: ma ora acquisto la vista. Mi ritrovo a drogarmi della sua luce: notte e giorno cicatrizzo gioie, dolori, sapori ed umori con il cinema. Libri, accessori, bobine, recensioni ed amore fusi nella pellicola della mia anima. Il bambino che ero, è diventato un uomo con un grande amico, con una donna che ama in profondità e con una passione che scandisce le ore del mio tempo terrestre. Ma un malore improvviso mi trascina d’urgenza in ospedale a Salerno. Quando il medico mi diagnostica il tumore, smetto di udire le sue parole per soffermarmi sulle sue labbra. Esse danzano sul pentagramma della mia morte imminente, senza remore ne bugie. Mia madre mi attende fuori dalla sala con un piatto di amore in grembo e un turbine di ammirazione in corpo; esco e le mento. Rebecca mi chiama e le mento; Giacomo non dovrà mai sapere nulla. I giorni con il mio amore non sono più gli stessi: i nostri progetti perderanno uno dei suoi artefici. Ma lei non lo sa. Continua ad amarmi e continuerebbe fino al termine della mia folle corsa, ma non ce la faccio; non posso arrecarle la sofferenza di perdermi in quel modo. Invento di non amarla, di non volerla più e le intimo di andarsene: lei gronda di lacrime vive. Questi fiumi di dolore le tonificano quelle gote che ho amato dal primo momento, in cui hanno riflesso il mio sguardo. Mi fa male pensarla avviluppata tra le braccia di un altro, fusa nuovamente in altri profili. Eppure lei non sa che il mio regalo è dentro di lei. Il frutto del mio amore vivrà al posto mio e la continuerà a fissare con quegli occhi azzurri che ne sancirono la resa amorosa. Le sue infanti labbra sfioreranno nuovamente i suoi seni, come feci io tanto tempo prima. La mia dipartita sarà dolce perché l’uomo con cui l’ho vista sposarsi, pensa di averle donato un figlio. La mia fine le farà capire tutto: il mio coraggio nel lasciarla per continuare a odorarne le foto, i ricordi e le vesti che ho conservato. Quando saprà che me ne sono andato in silenzio, udirà il mio grido nel cuore. Ma quando l’otto di Giugno darà alla luce un bambino, lo guarderà negli occhi e mi riconoscerà. Mi sarà grata di averla amata come nessuno mai; mi sarà grata per averla fatta innamorare come nessuno mai; ma io le sarò grato di avermi permesso di rinascere all’interno del suo corpo che mi ha cambiato la vita e l’eternità.

il manifesto degli imbecilli

Pessimismo ed ottimismo sono inutili e dannosi per qualsiasi uomo

Il realismo è un limbo infruttuoso perché fa troppo male a chi sa volare in alto

Così preferisco fingermi nichilista e nascondere la mia essenza relativistica

Sono il bravo sofista,l’aspirante filosofo e l’intrepido asceta

So essere profondo nel mostrarmi scontato

Più che l’attore delle mie menzogne , mi sento l’artista che ama e sa improvvisare

Chiaramente la mia improvvisazione non si improvvisa.
Essa si basa su un repertorio ben definito e volutamente poco originale.

Non posso fare altrimenti in un mondo composto da individui che non posseggono occhi per vedere ed orecchie per udire

Tutto è relativo , tranne la loro condizione di imbecilli

Gli imbecilli non vedono cose limitate , ma tutte le sensazioni che provano vengono limitate dalla loro modesta psiche

Alle talpe manca l’istinto di sperimentare e la brama di indagare…

Tutto questo mi impedisce di dannarmi per le loro sorti ,
mi proibisce di provar commiserazione per la loro inadeguatezza
e mi vieta di offrirgli la vera essenza dell’ego

la loro opera chiamata esistenza è scritta dal drammaturgo chiamato noia

Non voglio salvarli dall’abisso quotidiano dal quale amano fingersi lontani
Ne desidero assecondarli nei loro immaginari trionfi.
Tutto questo perché io sono buono e poiché non amo leggere romanzi,
non ho intenzione di sfogliare pagine per leggervi le loro storie vuote

Essi non pensano di stare bene…ma pensano di stare meglio di me:
Il pazzo,il visionario,l’anormale,il malato…
Tutta carne per il loro fuoco

Ma come può godere un ragazzo che vive senza chiedersi perché?
Come può gioire colui il quale conosce la vita per sentito dire da altri che non l’hanno compresa?

Ho sempre pensato che l’inferiore fosse più felice del saggio,in quanto la sua mediocrità alienava ogni dubbio pressante ed ogni inutile domanda sul come e sul perché delle cose.
Ora mi sento in dovere di correggere il tiro.
Attualmente sono sicuro che il mediocre è più infelice perché è talmente superficiale da non capire di esserlo.
Quindi egli vive nel teatro della vita indossando maschere non sue.

Le prende in prestito inconsapevolmente.
Ora sono convinto che un mediocre che si proclama saggio viva molto peggio del saggio che sa di non sapere.
Se i ragazzi vedessero solo quello che gli sembra comodo guardare sarebbero molto felici.
Ma in realtà essi cercano di scorgere ciò che è più conveniente,ma non lo percepiscono realmente.
è solo un loro continuo desiderio.
Capisco il saggio che cerca di migliorare e stare meglio;
ma l’inferiore non cerca di migliorare la sua situazione,bensì tenta di non aggravarla ulteriormente.
Egli non vuole sprofondare ulteriormente.
Sinceramente devo ringraziare tutte le talpe…
Infatti ogni giorno sono convinto di aver assistito alla loro caduta più bassa possibile.
In realtà esse mi sviano,perché sono in grado di affondare sempre di più.
Forse io sono gia morto.
Mi trovo all’inferno ed il mio contrappasso consiste nel vedere le persone sprofondare per l’eternità.
Devo dare atto a chi mi ha posto qui di avere scelto per me la pena più orribile che potesse optare o avermi fornito il più grande insegnamento di vita per crescere.
Non mi piace accusare gratuitamente le persone senza offrire un rimedio alla loro ridicola condizione.
Non ho mai amato il genere letterario dell’invettiva;
quindi preferisco fornirgli qualche buon assist per andare facilmente in rete.
Anzitutto bisogna partire dal presupposto che essi hanno tolto tutti gli specchi per potersi guardare;
quindi il mio primo compito è quello di procurare loro uno specchio d’acqua con il quale possano mirare la loro insufficienza.
A questo punto sarebbe consigliabile farli riflettere.
Ma perché dovrei far riflettere un individuo che ha “vissuto” prevalentemente per allontanare la riflessività dalla sua “mente” come fosse peste bubbonica?
A ben pensarci hanno sempre accostato la figura del saggio a quella del fallito.
Lo hanno canzonato ripetutamente ad ogni suo gesto o parola.
Lo hanno emarginato.
Essi non possono rendersi conto di avergli fatto il più grande piacere possibile.
In realtà sono stati davvero buoni nei suoi confronti.
Prima (attraverso le loro prepotenze ed insulti) gli hanno fornito su un piatto d’argento molto materiale sul quale poter lavorare per proseguire la sua ascesi;
poi hanno cercato in tutti i modi di isolarlo per lasciarlo solo.
Chiaramente le loro putride menti ignoravano il fatto che il saggio è sempre stato solo e forse lo sarà in eterno.
“Chiamatelo pure diverso,continuate a chiamarlo pazzo;ma se volete aiutarlo davvero non chiamatelo per niente”.
Grazie a questa breve premessa abbiamo capito che non possiamo far schiudere gli occhi a chi non sa discernere il risveglio dal sogno.
Bisogna ricordare che siamo al cospetto di individui che non vivono,ma ripetono di proposito le esperienze vitali fatte prima di loro.
Potremmo al massimo stimolare quella piccola porzione di senno che è insita in alcuni di loro.
Infatti le talpe sono di diverso tipo.
Alcune si assomigliano davvero poco.
Però anche gli escrementi sono molto diversi tra loro e nonostante tutto qualcuno
diceva che sempre merda è.
Comunque non so quanto sia fruttuoso esortare gli individui meno eludibili;
in quanto essi non hanno mai cercato di valorizzare la loro dose di ragione , ma bensì provano continuamente a nasconderla dalle facili critiche di chi non ne è in possesso.
Sono convinto che parlare con me non li aiuterebbe.
Questo perché io rappresento solo l’1% del loro essere.
Ma la vera ragione per la quale io sarei dannoso è un’altra:loro ritengono che la saggezza sia rovinosa per il loro life style.
Chiaramente travisano il mio ego anche in questo caso…
Infatti io non voglio offrire loro la mia saggezza(della quale non sono in possesso)ma piuttosto la mia brama di ricercarla assiduamente.
La cosa che mi divide dalle talpe non è la sapienza,ma bensì l’osservazione.
Tempo fa avrei sicuramente consigliato a molti miei conoscenti la via del suicidio al fine di ovviare alla loro tragica esistenza.
Anche su tale punto ho alterato la mia opinione.
Ora credo che sia difficile suggerire la morte a colui il quale non ha mai vissuto.
Ed è inoltre complesso proporre il decesso a chi sostiene di vivere molto meglio di me.
Abbiamo appurato che non esiste una rapida soluzione in grado di colmare le sterminate lacune presenti nelle menti dei mediocri.
A poco serve stimolarli,incalzarli o cambiarli;
ma serve anche meno aiutarli a sprofondare.
L’unica certezza che sento di possedere è la mia convivenza con loro da qui all’eternità.
E se andiamo ad analizzare i discorsi e le affermazioni dei grandi pensatori del passato,ci accorgiamo che il mondo è sempre stato questo.
Io osservo l’alba con chi non la distingue dal sogno ed ammiro il tramonto con chi ignora che ad esso seguirà un’alba.
Ogni emozione che provano è profondamente dannosa per il loro ego,in quanto essa si manifesta molto più grande di quello che è.
Viene ingigantita da una mente che ha bisogno di emozioni forti.
Viene esacerbata da un’anima che vive soltanto per rintracciare delle robuste scosse che è ansiosa di percepire in senso positivo.
L’affetto viene subito trasformato in amore,il bello diventa stupendo,la grande delusione diviene un tenue fastidio.
Tutto questo li penalizza fortemente.
La loro è una rapida ascesa verso l’acme e un’immediata caduta che segue l’agognato trionfo.
Essi si illudono talmente tanto di vivere al punto da temere la morte.
Il saggio invece teme solamente l’immortalità.
è un naufrago nel mare della vita,destinato per l’eternità a cercare un’Itaca che in realtà non è mai esistita.
Egli è stato condannato ad assistere tutti i giorni alla nascita di persone che dovranno morire e all’eclissi di quelle che muoiono dopo aver vissuto.
Chiaramente pensano di vivere per molti motivi mentre il saggio vive per ricercarne uno.
Questa è la palese dimostrazione che sempre più uomini nascono per poi morire e sempre meno muoiono dopo aver vissuto.
È un mondo a tinte fosche ricco di sorprese e povero di certezze.
Pensi di aver compreso tutto solo quando(nella migliore delle ipotesi) hai appena schiuso gli occhi.
Ho impiegato forse troppo tempo a considerare positiva la mia condizione di solista sul palco della vita.
Finalmente ho capito che la continua sperimentazione su ogni avvenimento e pensiero è il frutto della mia forza e non l’ostaggio della mia debolezza.

L'IRTO E AFFASCINANTE BOSCO CHIAMATO ESISTENZA

Se consideriamo il mondo come un grande bosco possiamo notare che è popolato da poche conifere e molti arbusti.
Le conifere rappresentano i saggi e gli intelligenti , gli arbusti tutti i superficiali e gli stolti.
Di conifere ce ne sono molto poche,di arbusti troppi.
In questa nostra selva sono presenti i solidi cristallini formati da un reticolo interno che ne da la forma.
Questi cristalli rappresentano le persone che sono in grado di riflettere ed hanno un carattere ed una personalità che li differenziano dalla massa.
Infine esistono anche i solidi amorfi che mancano di una loro forma in quanto privi di reticolo cristallino.
Le persone ivi rappresentate sono da ritenere le peggiori di tutte , in quanto sono schiavi delle loro paure , ossessionati dalla possibilità di riflettere e dire la loro , poveri di passioni vere.
Tale ritratto societario può apparire molto spartano ma tengo a precisare che contiene un fondo di verità.
Per codesta causa io esacerbo il ritratto relativista – dinamico e condanno quello assolutista – ineffabile .
Seneca contestò ardentemente i solidi amorfi che integravano la società del primo secolo d.C. nella famosa frase : “la vita non è breve ma mal vissuta”.
Il significato di tale proposizione possiamo rintracciarlo nell’esistenza di molti uomini che mentre compiono un’azione gia pensano a quella successiva.
Questo processo conduce inevitabilmente all’alienazione del pathos evenemenziale ed alla sua impossibilità futura di concretizzarsi .
Il solido amorfo sottovaluta l’imprevedibilità degli eventi e la presenza del mistero , accontentandosi di una vita priva di reali passioni.
Esso spegne il motore che lo spinge ad andare avanti : la possibilità di sognare.
Di contro il solido cristallino crea il proprio reticolo grazie alla sua capacità di riflettere.
Egli sogna di volare come pochi sanno fare.
Tuttavia preferisce morire prematuramente tra quelli che tentano di farlo ,piuttosto che vivere a lungo tra coloro che scavano o si accontentano di strisciare.
La condizione umana non migliora ne peggiora attraverso la riflessione; di certo cambia.
Lo stolto può arrivare illeso ai suoi venti anni , ma sarà logoro quando non riuscirà più ad afferrare la mano che gli porge l’adolescenza e tenterà invano di agguantare il proteso palmo che gli offrirà la maturità.
Bisogna tuttavia precisare che in questo saggio sto descrivendo solo due delle innumerevoli categorie che popolano il nostro pianeta.
Esistono anche diverse forme di cristallizzazione ostentata.
Ad esempio la stessa parola cultura naviga sul mare del relativismo.
Questo accade perché negli ultimi decenni questo termine è diventato sinonimo di erudizione , travisando e sminuendo completamente il suo significato reale.
Cultura è infatti identità,passaggio dalla condizione barbara allo stato di acculturazione,tradizione,patrimonio collettivo,l’insieme dei valori e delle idee…
Anche lo sfoggio della propria intelligenza è una forma di cristallizzazione ostentata.
Infatti una persona in realtà non palesa l’intelletto ma il proprio bagaglio culturale , che è ben diverso.
In tal modo dimostra soltanto un’insicurezza lampante che cerca di mascherare attraverso una vergognosa esibizione del proprio non essere.
Anche l’insoddisfazione mina la costituzione del reticolo cristallino.
L’uomo brama sempre ciò che non possiede o ciò di cui un altro fruisce regolarmente.
Egli guarda con occhi invidiosi coloro che possiedono(materialmente)più di lui senza mai riflettere su quanti esemplari lo invidino.
Alla prima difficoltà pensa di essere l’uomo più sfortunato della terra , alla prima rivincita o gioia pensa di essere Dio.
Inoltre indossa maschere e muta personalità per non essere escluso dalla massa,cercando perpetuamente di conseguire il divertimento e di allontanare la riflessione.
Ma la mediocrità dell’uomo non si esaurisce in questo breve elenco.
Esso vive sempre più per ricevere e non per dare,fa finta di ridere e si vergogna di piangere,le donne ed i complimento lo accendono mentre l’amore e le critiche lo spaventano.
In sostanza l’uomo si comporta in tal modo perché è un prodotto dell’occidentalizzazione che lo ha fatto sprofondare in una condizione di non reversibilità .
Esso si presenta come vittima e carnefice del suo egocentrismo che affonda le radici nell’umanesimo , nel rinascimento , nel totalitarismo , nell’assolutismo , nel colonialismo e nel razzismo.
Per tutti questi motivi riesco a discernere solo poche conifere e cristalli nell’irto ma affascinante bosco chiamato esistenza.

POLITICA E TIRANNIA

La politica è figlia dell'oratoria , della filosofia , della retorica e dei litigi nell'agorà.Un fenomeno che nasce nella Grecia classica , patria e detentrice dell'epos e della cultura.Le dispute teologiche e le universali divisioni sociali costutuiscono il sale del linguaggio politico.La parabasi teatrale prevedeva il monologo del corifeo(capo del coro)che si rivolgeva direttamente agli spettatori per esporre le sue critiche alla politica dei reggenti.La tirannia simboleggia invece uno dei molteplici rami che formano l'albero della politica.In effetti la tirannide si è sviluppata in varie forme e con diversi risultati.Pisistrato fu un tiranno che fece del mecenatismo la base della sua politica;espanse inoltre i confini del regno conquistando punti nevralgici del commercio come L'Ellesponto.Non dobbiamo dimenticare che il tiranno ha sempre raggiunto il potere e la gloria grazie all'appoggio del popolo.Lo stesso Napoleone divenne console a vita ed in seguito imperatore dopo un plebiscito popolare.Naturalmente non voglio dipingere un affresco positivo della tirannide ma solo constatare che ne sono esistite diverse forme.La tirannide di Ivan il terribile in russia costò la vita a milioni di ragazzi trucidati nelle steppe asiatiche ed in Siberia.Ma anche analizzando questo despota bisogna sottolineare come molti suoi sudditi lo considerarono un mito perchè espanse i confini della Russia verso ovest,sottomise i boiari ed i cosacchi.Al giorno d'oggi la parola tirannia risulta anacronistica.Eppure ancora assistiamo alla sottomissione delle donne nei paesi islamici,allo sfruttamento dei lavoratori in Cina,ad uccisioni perpetue in Sudan da parte delle scorribande musulmane.Questi fenomeni come li chiamiamo?Purtroppo l'attenzione delle persone non viene catturata da queste vicende appena accennate sui principali quotidiani.Esistono invece ,a mio modesto parere,molte correlazioni tra la politica di oggi e quella di un tempo.Nel nostro paese assistiamo ogni giorno ad un populismo berlusconiano facilmente assimilabile al sofismo di Gorgia,Ippia e Trasimaco.Berlusconi ha sempre cercato di raggiungere la parte indecisa dell'elettorato attraverso slogan semplici ma incisivi del tipo: "meno tasse per tutti" , "un domani migliore".Inoltre riesce a tener legati a se,meglio di chiunque altro politico, partiti clamorosamente diversi ed apparentemente inavvicinabili.Ma se proiettiamo la nostra attenzione al primo secolo prima di Cristo possiamo notare come un certo Cicerone faceva la stessa cosa, cercando di tener uniti cavalieri e senatori.Come Berlusconi si allea per combattere i "comunisti",Cicerone si alleava per combattere i populares.Hanno in comune la vanità e l'incoerenza.Tuttavia c'è una grande differenza tra i due : mentre Cicerone appoggiò prima il triunvirato e dopo Ottaviano per mantenere una repubblica democratica,il cavaliere vede nella costituzione democratica un limite al proprio potere.Troviamo in Umberto Bossi il nazionalismo di Solone e la prepotenza di Policrate di Samo.Con Policrate ha molte cose in comune: la capacità di mobilitazione del demos,la mania di protagonismo,la contraddizione in termini.Possiamo anche notare nell'estrema destra delle idee equiparabili con quelle dei trenta tiranni o dei re spartani.In effetti la forte centralizzazione dello stato e la lotta a qualsiasi forma di opposizione al regime propugnata dai fascismi , costituì la base della società spartana di Licurgo.Infatti gli spartiati avevano il culto per il pater familias ed una forte spinta interventista e militarista.Inoltre nella costituzione licurghea era presente una divisione molto aspra della società in seguito sostituita dalla costituzione di Solone.Anche la grande democrazia di Solone portò una nuova divisione sociale basata sul "reddito":pentacosiomedimni,cavalieri,zeugiti(che possedevano una coppia di buoi)e teti.Questa stessa divisione democratica è riscontrabile oggi con il pagamento dell'irpef in base al reddito.
Naturalmente non possiamo paragonare nessun esponente politico di oggi con uomini del calibro di Gengiz Kahn che portò lungo il 1200 distruzioni,sottomissioni,razzie e saccheggi nella Cina pre-Ming.
Possiamo però notare come i grandi pionieri della libertà,quali Gandhi,Mandela,Malcom x,Martin Luther King,abbiano ispirato alcuni degli attuali esponenti della classe dirigente.Ad esempio Pannella riprende la lotta non violenta,il tema della rinuncia,la valenza dello spirito,la lotta verticalistica verso il potere di Gandhi.Gli stessi valori propugnati ed illustrati dal comunismo e dal socialismo sono figli dei puritani,dei quaccheri e dei diggers.Ad esempio i diggers lottavano per l'abolizione della proprietà privata e per l'uguaglianza sociale,mentre i quaccheri volevano la parità dei sessi.Gli stessi puritani criticavano fortemente la gerarchizzazione della chiesa,la sua intromissione negli affari di stato,la derivazione del potere dei sovrani da Dio.Anche la rivoluzione francese portò alla nascita del laicismo in Francia,alla creazione del calendario rivoluzionario,all'istituzione delle feste politiche.Rifondazione Comunista potremmo facilmente accostarla al partito dei montagnardi o dei sanculotti della Francia rivoluzionaria.
L'intero movimento protestante non rappresentò solo una rivoluzione religiosa ma anche sociale ; tanto che provocò numerose rivolte dei contadini e della piccola nobiltà contro il potere dei grandi feudatari che in pratica mantennero il potere fino al 1700.Ultimamente è morto Augusto Pinochet.Nel 1973 prese il potere attraverso il golpe a scapito di Allende,ingannato e costretto al suicidio.Pinochet ha rappresentato il prototipo del tiranno non-ideologico che eliminò tutti gli avversari politici ed oppresse tutta la classe operaia.Nonostante ciò fu amato allora ed è pianto ancora oggi.Le tematiche da me trattate vogliono essere una dimostrazione di come sia complesso ed arduo dare un significato preciso alle parole:democrazia e tirannia.In effetti la tirannia ha rappresentato il passaggio cruciale tra l'aristocrazia e la democrazia.Spero di aver anche dimostrato la relatività del concetto di tiranno.Quindi la storia della democrazia e della tirannia ci appare sempre più come un'anaciclosi velata ma molto affascinante.

SANGUINARI DITTATORI O ANCHE GRANDI UOMINI?

I ritratti dei sovrani di un tempo sono molto affascinanti ma non del tutto veritieri.Il seme dell’errare non si nasconde nel ritratto in se , ma piuttosto nei tratti caratteristici che vengono messi in risalto dalle monografie.Ad esempio Cesare è oggi ricordato come il buono e Pompeo come il cattivo.Cesare è il valoroso combattente che conquistò la Gallia,arrivò in Britannia,sconfisse a Farsalo nel 48 a.c. Pompeo e varcò il Rubicone nel 49 a.c. Tuttavia non bisogna dimenticare che Cesare in un certo senso rappresenta più di Ottaviano la fine della repubblica.Infatti egli sfidò il potere e la legittimità del senato rifiutando il suo ordine di desistere dal varcare il famoso fume(un po’ l’emblema del potere assoluto) .Sconfisse più volte il grande rivale Pompeo divenendo il dittatore di Roma.Accentrò nelle sue mani un potere mai detenuto prima da alcun sovrano.Inoltre sedeva solo su un trono d’oro e fece erigere le sue statue accanto ai grandi del passato.
Con lui a Roma si cominciò a sentire la brezza del cambiamento .Il vento della repubblica si faceva sempre più lieve.
Il dittatore Silla è celeberrimo per il suo regime del terrore che instaurò a Roma nel corso del 1 sec a.c.In effetti le sue liste di proscrizione furono uno degli strumenti repressivi più spietati mai esistiti.Attraverso questa pratica uccise tutti i suoi oppositori politici in una lotta quartiere per quartiere che ricorda quelle che si verificarono dopo il colpo del 9 termidoro durante la rivoluzione francese.Ma anche Silla fece delle azioni molto positive.Fu lui a farsi consegnare Giugurta(non Mario come viene erroneamente riportato)e fu un grande condottiero durante la campagna germanica.
L’arrivo del successo lo portò alla deificazione del male…
Anche la figura di Clistene viene ad esempio fin troppo oscurata dalla fama del grande Pericle.Ma nel periodo successivo alla tirannide di Pisistrato non dobbiamo dimenticare che il sovrano che riuscì ad invertire la tendenza ed instaurare un governo democratico fu proprio Clistene.La sua politica si basò sulla tolleranza e fece una riforma strutturale e fondamentale del territorio che prevedeva la divisione in dieci tribù.Tengo molto a sottolineare questo provvedimento in quanto questo sovrano riuscì a smontare l’apparato monopolistico dei signori locali.Da annoverare inoltre il conferimento di maggiori poteri all’ekklesia,l’assemblea del demos.Due o tre pagine su un qualsiasi manuale di storia mi sembrano un po’ poche(dato che una è dedicata solo all’introduzione dell’ostracismo).
Vorrei di seguito encomiare personalmente il sovrano da me più ammirato : Ciro il Grande .
Questi dovrebbe essere studiato come il sovrano ideale e l’imperatore signore.
Liberò eroicamente il suo popolo dal dominio dei Medi e fondò la famosa dinastia degli Achemenidi.A differenza degli altri monarchi dell’antichità , egli puntò ad una politica rispettosa verso i popoli oppressi.Permise alle genti conquistate di mantenere le loro usanze ed i loro costumi.La sua politica libertaria è quasi un ossimoro rispetto all’enorme potere che deteneva.
Riuscì con classe ad unificare tutte le tribù iraniche e mise fine all’orrenda diaspora del popolo ebraico,gia allora disperso a causa della politica aggressiva di Assiri e Babilonesi. Praticò come altri sovrani(Pisistrato,Pericle,Luigi 14)il mecenatismo nella bellissima capitale Persepoli.
Vorrei infine rievocare l’immagine del sovrano inglese Oliver Cromwell.Egli come tutti sanno unì la corona d’Inghilterra,di Scozia e di Irlanda e viene ricordato soprattutto per essere stato un dittatore .Ormai è celeberrima la storia della riesumazione della sua salma con conseguente impiccagione e squartamento postumo.Basandoci su tale evento dovremmo pensare che Cromwell sia stato il più grande e malvagio tiranno della storia;ma la storia non ci dice questo.In effetti possiamo paragonare la sua carriera politica a quella di Silla , dal momento che egli ricoprì sia il ruolo di dittatore che quello di paladino della giustizia.Cromwell è l’esempio perfetto dell’ossimoro vivente.Questi massacrò in Irlanda 3500 persone durante un assedio,confiscò e distrusse migliaia di istituzioni e chiese cattoliche,schiavizzò l’intera isola di Barbados,attuò molte deportazioni di famiglie scozzesi innocenti…Questa è la prima faccia di Cromwell.Andiamo ora ad analizzare l’altra.Cromwell creò (nell’Europa totalitaria ed assolutistica del 600)la repubblica abolendo la monarchia di Carlo,pose fine alla diaspora del popolo ebreo,tolse gli odiosi privilegi dei nobili(varie immunità delle quali godevano),fece un ottimo piano agricolo per l’Inghilterra,soppresse i diritti feudali che ancora si facevano sentire in campagna,proseguì la politica “capitalistica” iniziata dal grande Enrico ottavo,fece della sua patria una potenza commerciale battendo più volte l’Olanda ed aprendosi un bel mercato in Africa ed Asia.
Il mio intento è quello di dimostrarvi quanto sia difficile tracciare un ritratto di un personaggio storico.Spero di aver dimostrato come si possa far passare per un grande sovrano un dittatore spietato o come si possa oscurare l’immagine nitida e positiva di alcuni sovrani fondamentali per la nostra storia.

XENOFOBIA E CHIESA

La xenofobia fu il cardine della conquista del nuovo mondo.Anche se le nuove terre videro approdare diverse potenze,la più spietata fu sicuramente quella spagnola.Prima di tutto bisogna rammentare che gli Spagnoli non puntarono a creare qualcosa , ma solamente a deturpare i paesaggi e a vessare le popolazioni.Gli indigeni avevano un’idea della guerra molto dissimile rispetto a quella dei paesi civilizzati.Infatti essi consideravano il conflitto come una lotta corpo a corpo tra uomini valorosi.Il loro capo lottava in prima fila per difendere il suo popolo.Quando un soldato sconfiggeva il suo avversario non lo uccideva , in quanto egli aveva chiaramente mostrato la sua superiorità.Il grande Las Casas racconta che gli indios,vedendo che gli invasori uccidevano solo per scovare l’oro,facevano trovare in prossimità dei villaggi delle ceste colme del metallo prezioso tanto agognato .Tale pratica naturalmente non servì a nulla.Inoltre gli autoctoni ,in base alle loro credenze ascetiche,consideravano gli scomodi ospiti degli dei pronti a conceder loro la grazia.Neanche si potevano chiamare eserciti quelli che nel 500 giunsero nelle americhe.Infatti a fianco di Cortes e Pizarro vi era un numero di uomini abbastanza esiguo e male assortiti.Di contro gli uomini aztechi guidati da Montezuma erano molto preparati nell’arte della guerra.Dobbiamo ricordare che quasi tutte le popolazioni animiste veneravano l’arte della guerra fin da piccoli.I bambini imparavano delle tecniche belliche fin da piccoli ed in età scolare già divenivano capi delle varie tribù.Infatti bisogna analizzare molto attentamente come vennero conquistati quei territori.Non fu assolutamente facile come si potrebbe erroneamente pensare , perché Cortes fu costretto alla fuga dalla capitale azteca a causa di una rovinosa sconfitta militare.Solo in seguito egli,sfruttando il malcontento delle popolazioni fratricide,riuscì a conquistare la capitale dopo averla assediata per diverso tempo.Anche Pizarro dovette usare l’astuzia.Sfruttò infatti la tensione che si era creata tra il re inca ed il fratello pretendente al trono.Solo con un’imboscata riuscì a prendere il potere ed ottenere tutto l’oro che voleva.Se andiamo ad analizzare il regno del grande Carlo v possiamo rintracciare anche in tale periodo delle forme molto forti di intolleranza odiernamente poco menzionate.Egli è studiato prevalentemente per le guerre in Italia contro francesi e turchi e per il conflitto con il nascente protestantesimo.Vorrei ricordare invece la dura repressione dei comuneros spagnoli e le numerose uccisioni di donne,uomini e bambini.Egli nei paesi bassi condannò come eretici tutti gli anabattisti e tutti i calvinisti che riuscì a rintracciare.Infatti l’olanda ospitava,accanto ad una cospicua parte cattolica,anche una parte della popolazione di fede protestante.Vi ricordo che gli uomini venivano decapitati o impiccati e le donne venivano addirittura seppellite vive.Tutto questo soltanto perché erano di una religione diversa da quella accettata.Non fece meglio il suo erede Filippo 2 che cacciò dalla Spagna i moriscos , causò la rivolta dei gueux in Olanda e divenne il braccio armato della controriforma.
Mi duole constatare che la religione è sempre stata una delle principali responsabili dei conflitti.Pensate che l’impero ottomano lottava contro i Persiani soltanto perché vigeva l’odio tra sunniti e sciiti(ricordo che tra i due la differenza fondamentale è la successione dei califfi a maometto).Un discorso a parte meriterebbero tutti i conflitti tra le varie leghe sante sostenute dal papa ,dalla Spagna e da Venezia contro i Turchi.Portiamo altri esempi.
Vi rendete conto che i missionari gesuiti andavano in America ed in Africa per civilizzare i pagani???Per giunta le conversioni al cristianesimo riuscivano soltanto se erano accompagnate dall’uso della forza e dal controllo diretto delle potenze cattoliche.Infatti i risultati migliori furono ottenuti dove furono create delle orribili riserve che riunivano con la forza le popolazioni dei villaggi,sottraendo spesso i figli ai genitori per “istruirli”.Un’altra pratica che condanno severamente è la seguente:”i gesuiti cercavano di far credere alle popolazioni da convertire dell’esistenza del loro Dio nei loro culti pagani”.Questo è veramente troppo.Ma come si fa a paragonare Cristo con Mugasha,Rulema o Rugira del Congo?
Ma purtroppo in Cina ,dove i Salesiani usarono tutti i metodi più giusti e buoni,non si ottenne alcun risultato valido.Spesso i missionari erano scelti tra quelli che volevano fuggire da qualcosa o tra le persone ritenute scomode in patria.Adesso vorrei rivolgere l’attenzione sul potere della chiesa.Essa durante il Medioevo era l’organismo di maggior potere effettivo assieme al feudatario.Viene giustamente ricordata per le sconce simonie ed indulgenze che ne caratterizzarono l’operato per secoli.Ma io vorrei porre l’accento sul fattore cultura.Infatti prima dell’avvento dell’umanesimo la cultura era un monopolio incontrastato della chiesa;apparteneva ad essa.Nel rinascimento la sapienza si svilupperà nelle università e nelle piazze , spezzando la tradizione che la voleva soltanto all’interno di monasteri e diocesi.Le sacre scritture no potevano essere interpretate liberamente, ma soltanto spiegate dai sacerdoti.Inoltre c’erano soltanto pochi testi sui quali poter fare uno studio continuo e metodico.La riforma luterana ed erasmiana spezzeranno questo ignobile filone.La paura della morte e la scaramanzia furono solo alcune conseguenze che portò il sistema dei postulati creato dalla Chiesa.Uno degli elementi che indebolì il papato fu la nascita di chiese nazionali che spostarono l’attenzione dei credenti su altri temi ed altre visioni.La nascita della chiesa anglicana grazie ad Enrico vIII creò una frattura irreparabile rispetto al passato.Infatti il re d’Inghilterra diventò anche il capo supremo del papato.La Francia rimase profondamente cattolica per lungo tempo,la Spagna fu il braccio della controriforma,la Polonia(anche se pervasa di protestanti)mantenne il cattolicesimo come religione di stato con i vari Sigismondo,in Italia erano aperte (pur limitatamente)alle nuove tendenze religiose solo Venezia e Napoli,l’Olanda e la Germania divennero in parte culle del protestantesimo.Bisogna tuttavia segnalare come lo sviluppo economico sia stato profondamente legato alla religione.Infatti in Olanda ed in Inghilterra,nelle quali vi era la tolleranza religiosa,lo sviluppo economico fu sorprendente.La Spagna fece dell’espulsione di milioni di ebrei(i più ricchi),musulmani e calvinisti il suo credo principale.In Francia invece si susseguirono numerose lotte tra ugonotti e cattolici che portarono al caos totale nella burocrazia.Questo dimostra che i paesi che adottarono la tolleranza risparmiarono guerre civili inutili.Gli screzi religiosi hanno causato quasi tutte le guerre.Penso alla guerra dei trent’anni causata dall’intolleranza religiosa dell’arciduca Ferdinando in Boemia e dell’imperatore Mattia,ricordo le infinite lotte trai contadini tedeschi ed i signorotti del posto,considero le lotte tra i principi tedeschi della lega di Smalcalda contro l’imperatore Carlo v,medito sulle fronde parlamentari inglesi e francesi.Luigi 14 oggi viene ricordato solo perché era chiamato re sole ed abitava nella sfarzosa reggia di Versailles.Ma vogliamo dimenticare le uccisioni casa per casa e le conversioni forzate al cattolicesimo che mise in atto?Vorrei ricordare che il re sole cacciò dalla Francia un ottavo della popolazione solo perché non erano cattolici.Anche il ruolo dell’inquisizione contribuì a creare una frattura ancor più profonda tra le religioni.Essa costituì un mezzo molto crudele al servizio inizialmente della chiesa ed in seguito anche delle singole nazioni.Infatti la Spagna ne fece un mezzo di sterminio senza precedenti.Inoltre bisogna considerare che non esisteva solo l’inquisizione ma anche altre forme di prepotenza giustificata.C’era la congregazione dell’indice,forme similari all’ostracismo di Clistene,conversioni forzate e quant’altro.Se le varie diete di Spira,di Augusta non sortirono risultati sperati nell’opera di assestamento religioso,il concilio di trento non fece di meglio.Il fatto che il concilio si snoda per oltre venti anni con diverse pause e cambiamenti di città,è una dimostrazione lampante delle diverse anime che ne decisero i punti.Vi era,come al solito,una parte moderata che desiderava rivedere i principi morali della chiesa e la parte che voleva solo continuare la crociata contro gli eretici.Alla fine furono confermate tutte le pratiche del cattolicesimo e respinto tutto ciò che apportava il protestantesimo.
Dal mio punto di vista tale simposio non portò a nulla di concreto,tranne il flebile impegno a limitare il cumulo dei benefici delle diocesi;una sorta di liberalizzazione bersaniana (anche se loro non ritrattarono le decisioni dopo qualche sciopero).Ma ovunque andiamo a posare lo sguardo storico troviamo lotte religiose:in Inghilterra Maria Stuart e Tudor perseguitavano i protestanti,Elisabetta ed Enrico vììì i cattolici,nell’antica Roma bisognerà arrivare nel 313 con Costantino per veder accettato il cristianesimo e con Teodosio per vederlo religione di stato…Purtroppo è così…I sovrani più grandi furono coloro che lasciarono la libertà ai popoli conquistati.A tal proposito cito Ciro il Grande di Persia,sovrano illustre ma troppo poco menzionato al giorno d’oggi.

Gandhi diceva che la libertà diventa scellerata quando ha le mani imbrattate del sangue degli innocenti;ed aggiungeva che fino a quando si conserverà la spada non sarà stata raggiunta la perfetta assenza di paura.